Una scoperta: Franca Maria Corneli Drago

Poeta futurista e Pittrice artista

È stato un evento fortuito la scoperta di un nucleo di opere pittoriche inedite di Franca Maria Corneli (1915-2007), ad aggiunge un altro tassello alla storia di questa artista umbra il cui percorso artistico è ancora oggi poco noto.

Franca Maria Corneli, in arte Drago, riuscì negli anni Trenta del novecento a farsi notare da pittore futurista Gerardo Dottori, anche se il primo incontro con l’avanguardia marinettiana avviene a Roma, grazie alla conoscenza di Gaetano Pattarozzi, direttore della rivista “Mediterraneo Futurista”.

Franca si farà notare come poetessa, pubblicando poesie futuriste che trovano spazio negli anni Trenta sulla rivista “Autori e scrittori” diretta proprio da Marinetti e Govoni, partecipando inoltre alle vivaci serate futuriste declamando “parole in libertà”.

Sono di questo periodo anche i due ritratti che Gerardo Dottori gli dedica in perfetto stile aerofuturista, uno dei quali esposti anche alla Quadriennale romana, mentre nel 1943 Franca Maria Corneli da alle stampa l’Aeropoema futurista dell’Umbria, forse la sua più nota pubblicazione poetica che, come ricorda la studiosa di futurismo umbro Antonella Pesola, attraverso questa opera Franca: “intende esaltare la produzione artigianale e industriale della regione nella fase autarchica”.

Nel dopoguerra la Corneli diventa insegnate di letteratura e coltiverà con maggiore interesse la pratica artistica, condividendo, in una traversa di Corso Vannucci a Perugia, lo studio con il pittore Manlio Bacosi.

Il nucleo di opere rinvenuto fortuitamente dall’artista tifernate Marco Baldicchi, pone luce su questa seconda stagione artistica della Corneli, che si sviluppa sul finire degli anni Cinquanta, primi anni Sessanta, quando Franca firmerà le proprie tele con il cognome del marito, Drago e andrà elaborando una serie di quadri che respirano i linguaggi più aggiornati di quella intensa stagione artistica italiana. Ella ritrae essenzialmente paesaggi, per lo più urbani in uno stile molto vicino all’Astratto Concreto che dal 1952 andava teorizzanto il critico più illustre del momento, Lionello Venturi.

Una teorizzazione di compromesso,  lontana sia dal formalismo astratto dei giovani pittori del gruppo Forma 1, sia dalle didascaliche scene figurative dei realisti.

Nel pensiero venturiano l’astrazione non mai esplicita, ma mitigata da un’atmosfera pittorica che rimanda ad un dato figurale latente, spesso naturale e paesaggistico.

Una tendenza che trova massima espressione in Umbria in un artista come Enzo Brunori, fortemente sostenuto da Venturi, e che la Drago sembra mutuare reinterpretando una pittura urbana fatta di atmosfere nebbiose, che celano le architetture in un sovrapporsi di materia colore.

Un linguaggio che probabilmente la Drago rielabora a fine anni Cinquanta quando più viva si fa la consapevolezza verso la stagione Informale italiana, particolarmente vivace in Umbria grazie alla presenza del Gruppo di Spoleto sostenuto dal critico bolognese Francesco Arcangeli, teorizzatore di quell’ultimo naturalismo che seppe dare lettura al groviglio cromatico delle tele di Morlotti, Moreni, Mandelli, ma anche degli spoletini De Gregorio, Raspi, Marignoli.

Franca Drago sembra, soprattutto nelle opere dei primi anni Sessanta, coniugare le premesse dell’astratto concreto, con gli esiti più materici dell’informale spoletino senza tuttavia cedere alla passione esistenziale che caratterizza molti dei pittori informali di questa stagione. 

Sono circa quindici le tele riportate alla luce e che Antonella Pesola ha riordinato in una mostra piccola, ma preziosa sistemata nel Salone di Apollo del Museo civico di Palazzo Della Penna a Perugia e che ha il merito di ricostruire una fase sconosciuta di questa poliedrica artista e intellettuale, aggiungendo un tassello in più sull’articolata storia della pittura del dopoguerra in umbra.

L’esposizione visibile fino al 12 febbraio 2023 è accompagnata da un catalogo edito da Freemocco, Deruta (€ 10.00) dove un saggio della studiosa perugina ricostruisce l’evoluzione pittorica di un’artista che non solo è riuscita a sedurre lo sguardo del futurista Gerardo Dottori, ma che ha condotto con determinazione una ricerca in solitaria attorno ad una declinazione al femminile dell’Informale pittorico. [Lorenzo Fiorucci]

29 gennaio-12 febbraio 2023
Inaugurazione 29 gennaio, ore 16.30
Con la presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano
Palazzo della Penna-Sale Art Café, Via P. Podiani, 11, 06121 Perugia
Orari:
Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 tranne il lunedì Ingresso libero
Contatti
Tel. 075 9477727 (attivo in orario di apertura) – palazzodellapenna@munus.com

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