Edilizia in Umbria. Tra crisi economica e burocrazia.

L’intervista al Geometra Leonardo Torroni, operatore del settore con esperienza ultra trentennale.

Il settore dell’edilizia in Umbria accusa ancora il duro colpo della crisi economica.

Cantieri bloccati e nuove autorizzazioni ancora in attesa e quando la pratica arriva al vaglio della Sovraintendenza la burocrazia sembra paralizzare l’intero sistema.

Ci rivolgiamo oggi al Geom. Leonardo Torroni, titolare de “L’Opera srl“, da anni impegnata nel settore edile con comprovata ed elevata esperienza diretta in campo.

Torroni, come mai l’edilizia in umbria non riesce a risollevarsi? “Di Nola, veda, l’edilizia nell’ultimo decennio ha fatto registrare un calo drammatico dei prezzi di vendita al metro quadro, a fronte di una revisione del quadro normativo che ha imposto regole stringenti e di un importante aumento dei costi di almeno il 15% per le materie prime”.

Ci può spiegare meglio cosa intende per revisione del quadro normativo con nuove regole stringenti? “Semplice, pensiamo alle nuove costruzioni ma perché non anche alle ristrutturazioni degli edifici esistenti. Innanzitutto le leggi antisismiche impongono interventi strutturali più severi. Ma poi ci sono gli interventi per l’efficientamento energetico come ad esempio il cappotto termico. Pensi che siamo arrivati a realizzare un cappotto da 10 cm.”

Quindi secondo Lei il calo dei prezzi di vendita degli immobili e l’aumento dei costi non sono adeguatamente ricompensati? “Assolutamente no. Il prezzo del ferro è aumentato di circa il 15%, le tasse sono triplicate, alcune sono rimaste addirittura invariate (uno qualunque è il contributo dovuto alla Cassa edile). Oggi il margine di guadagno è ridotto veramente ai minimi termini. Ma vi è di più! I problemi in cantiere sono tanti, nessuno fa più magazzino dei beni, si compra tutto al bisogno. Bisogna stare attenti all’utilizzo delle risorse e a come vengono eseguiti i lavori, per evitare sprechi e ridurre al minimo l’errore, altrimenti non ci rientri più.”

Perché secondo Lei la burocrazia non consente la ripresa del settore, fortemente in calo da circa 3 anni? “Di Nola, in Umbria si registra ancora un calo drastico dei permessi di costruire. Servono investimenti pubblici e meno burocrazia. Per non parlare della Sovraintendenza!”

La Sovraintendenza? “Si. Ci sono molte aree del territorio Umbro sottoposte a vincolo paesaggistico ad esempio. Bene, se per qualche motivo l’impresa dovesse presentare una variante al progetto, diventa un dramma, un incubo. Per ottenere un nulla osta potrebbero trascorrere svariati mesi prima che si arrivi a capire a chi fa carico quella incombenza, a chi compete quel visto di autorizza.”

Anche il problema dei mutui non sembra indifferente. “Esatto. Purtroppo oggi siamo entrati in un circolo vizioso. I giovani non trovano lavoro, le aziende chiudono. Chi deve farti credito senza alcuna garanzia?”.

Come vede la situazione dal punto di vista della riqualificazione delle strutture esistenti? Sembra che il dato sia positivo o sbaglio? “No. Non sbaglia. Fortunatamente il mercato delle riqualificazioni edilizie è in controtendenza a quello delle nuove costruzioni, in caduta libera in tutta l’Umbria. Le riqualificazioni hanno tenuto a galla le poche aziende solide presenti in Umbria e, probabilmente, d’Italia.”

Pensa che le vendite giudiziarie abbiano contribuito al crollo del valore di acquisto degli immobili residenziali? “Per gli immobili meritevoli di interesse certamente le aste hanno stabilizzato il prezzo di vendita al metro quadro su valori bassi. Sono stati gli stessi partecipanti all’asta a determinare il cosiddetto giusto prezzo. Per tutti gli altri immobili, in particolare per quelli ubicati in zone disagiate, nei centri storici, o comunque di scarso interesse, al contrario anche se venduti a prezzi molto bassi sono stati acquistati anche da persone, giovani coppie etc., che probabilmente non avrebbero potuto diversamente. In questi casi si è  ridato effettivamente ossigeno a piccole imprese per le ristrutturazioni, agli artigiani (falegnami, elettricisti, mobilieri etc.), banche comprese. Per non pensare a quanto i nuovi insediamenti possano aver apportato anche nelle casse dei Comuni interessati, specialmente quelli più disagiati. Molti immobili sono stati recuperati proprio perché acquistati al valore di mercato, quello reale”.

Cosa si aspetta per il futuro, come pensa che si possa risollevare il settore? “Purtroppo non c’è una bacchetta magica, una ricetta piuttosto che un’altra. Quello di cui sicuramente c’è bisogno sono maggiori investimenti pubblici, meno burocrazia e tanti permessi di costruire, oggi sprofondati nell’abisso.” (Patrizio Di Nola)

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