La sanità pubblica in Umbria, storia di eroi

Il tema della sanità pubblica negli ultimi anni sta interessando l’intera nazione tra scandali, inefficienze, concorsopoli e chi più ne ha più ne metta. Quello che accade in Umbria è un qualcosa di inconcepibile, una situazione che merita di essere continuamente portata a conoscenza di tutti noi e delle Istituzioni.

In Umbria ci sono medici e operatori sanitari costretti a lavorare in condizioni stressanti e molto spesso con strumenti limitati.

All’ospedale di Perugia Silvestrini ci sono ancora reparti che accolgono degenti lungo i corridoi a causa della mancanza di posti letto.

A Foligno il reparto di pediatra rischia il collasso. Ebbene si, l’Umbria sembrerebbe una delle poche Regioni dove non è stato ancora attivato il servizio di guardia medica pediatrica. Per questo motivo molte famiglie, soprattutto nel fine settimana e nei giorni festivi, si trovano costrette a recarsi in ospedale per far visitare i propri bambini. Così i medici del reparto, già in numero decisamente ridotto, si ritrovano spesso a lavorare in corsia, a correre in sala parto, a rispondere a consulti e a fare ambulatorio pediatrico. Si, ambulatorio pediatrico. Perché molti dei bambini visitati sarebbero potuti passare tranquillamente dalla guardia medica pediatrica senza ricorrere all’ospedale.

Comprendiamo pertanto come non si possa lavorare in condizioni così inappropriate, costringendo il personale medico a sostenere turni di lavoro indecenti e molto spesso frustranti.

Con queste poche righe mi rivolgo a loro e dico grazie, perché la sanità pubblica, se ancora esiste, è per passione e spirito di sacrificio di tutti quei medici che ogni giorno devono combattere per aver scelto un complicato mestiere!

Ma un doveroso appello è rivolto anche a questa nuova amministrazione regionale affinché valuti, tra le varie inefficienze e problematiche più o meno complesse da affrontare, la necessità di attivare quanto prima un servizio di guardia medica pediatrica anche per L’Umbria.

02 Novembre 2019, firmato da: Patrizio Di Nola. Foto: Google.

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